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Il Palinuro di Arturo Martini

Risale al 1° maggio 1945 il contratto per la realizzazione del Palinuro, opera “ultima” del grande scultore trevigiano Arturo Martini.

Il marmo è dedicato a Primo Visentin, detto “Masaccio”, partigiano caduto a Loria, in provincia di Treviso, il 29 aprile 1945. Primo Visentin si era laureato all’Università di Padova con una tesi su Giorgione con Giuseppe Fiocco.
L’opera è commissionata da Elena Povoledo, fidanzata del caduto, l’indomani del tragico evento.

Tema “classico”, il Palinuro è il nocchiere troiano di Enea che, quasi giunto sulle coste del Lazio, improvvisamente “in mar fu tratto” (Eneide) e dopo aver nuotato tre giorni e aver trovato la forza di toccare terra, fu ucciso dalle genti del luogo. Visentin, quando fu assassinato (si dice alle spalle), stava intimando la resa a un gruppo di tedeschi in fuga. Egli, come il Palinuro, aveva appena trovato la sua riva.

Il Palinuro osserva il cielo. Lo scrutano Masaccio e assieme l’artista, come una sorta di presagio (Martini morirà pochi mesi dopo).

Realizzati i primi bozzetti, nell’agosto 1946 l’artista parte per Carrara e scolpisce direttamente sul marmo la sua scultura. In questo gioco di sovrapposizione di figure, ha per modello Carlo Nicoli, il figlio di Ruggero, proprietario del laboratorio dove Martini ha lavorato per anni. La scultura (così differente dai bozzetti, specie nella direzione dello sguardo) a settembre è già terminata.

Oggi nell’atrio degli Eroi, affacciato sul cortile nuovo dei Palazzo Bo, la scultura è esposta in onore degli studenti caduti nella guerra di resistenza.

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